Ciriè

Ciriè, una cittadina di circa 19.000 abitanti, è situata a nord del capoluogo piemontese nella vasta zona pianeggiante a est della Stura di Lanzo. Dista circa 21 km. da Torino e 7 Km. dall’aeroporto di Caselle.

Si contraddistingue come polo commerciale e di servizi, con diverse centinaia di attività, uffici pubblici (Agenzia delle Entrate, INPS ecc.), il mercato settimanale del venerdì frequentato da visitatori provenienti da tutto il territorio circostante e dalle Valli di Lanzo, due Fiere e numerosi eventi, realizzati anche grazie alla collaborazione di un ricco e attivo tessuto associazionistico: eventi che attraggono ogni volta in città diverse migliaia di visitatori.
A Cirié sono presenti numerosi istituti di istruzione superiore, frequentati da giovani provenienti da tutto il territorio circostante.

E’ inoltre sede dell’Unione dei Comuni del Ciriacese e Basso Canavese, che comprende oltre a Cirié i Comuni di Nole, San Carlo Canavese, San Francesco al Campo, San Maurizio Canavese, Robassomero.
Chi desiderasse ulteriori informazioni sulla Città, sugli eventi e sulle manifestazioni che vi si svolgono, su come vivere al meglio una visita o un soggiorno a Cirié, sui servizi comunali, può trovare utili notizie sui siti istituzionali www.cirie.net e www.cirieturismo.it oltre che sulla App Mycirié.

Un po’ di storia

Alcuni studiosi danno per certa la sua esistenza all’epoca della conquista romana e anzi si ipotizza che già intorno al V secolo a.C. la tribù dei Salassi (appartenenti alla famiglia dei celto-liguri) avrebbe abitato Ciriè e i suoi dintorni fino a quando, soggiogati dai romani, si sarebbero rassegnati a instaurare con questi rapporti di amicizia.
Per rintracciare fonti storiche più attendibili si deve attendere il XIII secolo: intorno al 1230 risulta che Ciriè fosse già da qualche tempo possedimento dei marchesi di Monferrato, e tale rimase sino al 1296, anno in cui Giovanni I di Monferrato sposò Margherita di Savoia e ottenne dal marito, come garanzia per la dote versata, i diritti, vita natural durante, su Lanzo, Ciriè e Caselle. Morto il marchese, Margherita governò personalmente quelle castellanie fino al 1349.

Successivamente un altro evento che favorì l’avanzata sabauda si verificò allorché il marchese di Monferrato Secondotto, trovandosi attaccato dalle truppe dei Visconti di Milano, chiese aiuto al conte Amedeo VII di Savoia (il Conte Rosso) stringendo con lui un’alleanza e cedendogli, come ricompensa, tutto ciò che possedeva nel Canavese. Così Ciriè entrò a tutti gli effetti a far parte dello stato Sabaudo.

Nel 1576 Emanuele Filiberto decretò che il territorio ciriacese si configurasse in un marchesato per Giovanni Girolamo Doria, già principe di Oneglia; ciò generò liti e tensioni con il comune che desiderava ritornare alle consuetudini in uso sotto i duchi di Savoia. Seguì un lungo periodo di pace (1710-1796), fino all’arrivo dell’esercito francese guidato da Napoleone. I marchesi Doria persero i diritti precedentemente acquisiti conservando un semplice titolo onorifico e gli abitanti di Ciriè mal si adattarono al dominio dei rivoluzionari francesi. Con la Restaurazione, in seguito al Congresso di Vienna (1814-1815), Ciriè insieme al Canavese e all’intero Piemonte tornò in mano ai Savoia.

Il XIX secolo fu un secolo positivo per il comune di Ciriè soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo industriale. Nel 1869 fu completata la costruzione della linea ferroviaria Torino-Ciriè (prolungata nel 1921 fino a Ceres con locomotore elettrico).
Palazzo D’Oria.

Il Palazzo D’Oria, attuale sede del Municipio, riveste un ruolo di primo piano nel patrimonio artistico e architettonico cittadino. La Quadreria dei Marchesi, la Biblioteca storica e diverse sale recentemente restaurabili, sono ora visitabili sia nelle giornate programmate, sia in gruppo, su prenotazione
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Le antiche mappe di Ciriè, osservate con cura, dicono molto della vita della cittadina e della tecnica urbanistica. Proprio dalle mappe si può rilevare che l’antico Castello di Ciriè, dove Margherita di Savoia fissò la sua residenza con una corte fastosa, era circondato da fossati le cui acque venivano derivate da una bealera che serviva anche i mulini e le botteghe artigiane dei quartieri vicini. L’edificio era posto a nord-ovest del paese e la roccaforte era costruita con pietrame e paramento di mattoni. Si ignora chi lo costruì, ma lo storico Angelo Sismonda avanza l’ipotesi che il castello “sia sorto nella seconda metà del secolo XII per ordine della casa di Monferrato”. Margherita, avendolo trovato in rovina, lo fece restaurare dai suoi ufficiali e tecnici che diedero assetto e struttura grandiosa al castello col proposito di eguagliare quello lanzese soprattutto nella sua funzione di palazzo e sede principesca. Tuttavia nelle mappe del Theatrum Statuum Ducis Sabaudiae (opera dello storico Gioffredo fatta stampare dalla casa di Savoia e raffigurante, fra gli altri, il borgo di Ciriè), che si fanno risalire al 1680 circa, il castello appariva ormai un rudere, distrutto e smantellato dai francesi prima di partire.

Il grande palazzo-maniero fu rimpiazzato da un’altra prestigiosa opera architettonica, cioè il Palazzo dei marchesi D’Oria, attuale Municipio di Ciriè. Il palazzo risale nelle sue linee principali alla seconda metà del XVII secolo, come denotano sia lo stile barocco delle architetture, sia gli ampi e signorili locali ricchi di fregi, stucchi e affreschi. Tutt’attorno un grande parco nel quale non mancava tra giardini e prati un ampio laghetto. Attualmente, antistante alla facciata, permane un giardino con bordure vegetali contornanti una fontana centrale. Dalle patenti del 1675 sembra certo che l’edificio venisse utilizzato come luogo di piacere e di caccia dal duca Carlo Emanuele II.

L’appartamento di Carlo Emanuele II
L’appartamento riservato a Carlo Emanuele II era posto al primo piano e vi si accedeva per una scala particolare, oggi rifatta; la sala ornata di cornici, stucchi, drappi e rosoni entro i quali vennero disposti piccoli affreschi di soggetti mitologici illustrati da scritte latine. La sala dell’alcova, dal soffitto ligneo a cassettoni con borchie dorate e dagli ornamenti in scagliola tra i più belli del Piemonte, è arricchita con putti, erme e cartigli, nonché con affreschi di ninfe e amorini.
Un boudoir, con decorazioni incorniciate da stucchi nello stesso stile dei precedenti, completa l’appartamento ducale.
La sontuosa dimora dei Doria, presentando non poche analogie con le grandi dimore ducali, dal Valentino alla Venaria, lascia supporre che anche in Cirié operassero abili stuccatori luganesi, frescanti e architetti di corte.
Adiacente all’appartamento trova tutt’ora posto la Biblioteca Storica o Fondo Storico D’Oria, una preziosa collezione libraria che consta di quasi 10.000 titoli. Il fondo prende origine dalla fine del XV secolo con un prezioso incunabolo e prosegue sino alla metà dell’Ottocento. Moltissime le opere di pregio conservate nel Fondo, da una grammatica greca, scritta dal famoso umanista greco Costantino Lascaris, pubblicata a Venezia nel 1512 dal celebre editore Aldo Manuzio, sino alle edizioni de L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, una del 1545, stampata dagli eredi di Aldo Manuzio, l’altra del 1549 con i tipi di Giovanni Andrea Valvassori detto Guadagnino. Tra le opere di spicco del XVII secolo non possiamo non citare la presenza del celebre l’Atlas Maior dei fratelli Blaeu, una delle più sfarzose pubblicazioni nella storia della cartografia. L’edizione originale in latino, completata nel 1665, fu il libro più grande e costoso pubblicato nel XVII secolo: con i suoi 11 volumi, conteneva 594 mappe di Asia, Europa, America e dei Poli. Un progetto tanto ambizioso, e di dimensioni così imponenti, occupa un posto speciale nella storia dei Paesi Bassi, al punto da essere incluso nel Canon van Nederland, un elenco ufficiale di cinquanta voci tra personaggi, creazioni ed eventi che consente di ripercorrere lo sviluppo storico dei Paesi Bassi. Tra le opere dei secolo dei Lumi è da sottolineare la presenza della prima edizione completa dell’Encyclopédie des sciences et des artes degli illuministi francesi settecenteschi, in diciassette volumi, più quelli delle Planches (le immagini e i disegni tecnici). Senza dubbio degni di nota sono i diciotto volumi dell’enciclopedia del Ferrario, Il costume antico e moderno di tutti i popoli, della prima metà dell’ 800, con numerose immagini a colori, alla a Storia metallica dei Savoia con la riproduzione di tutte le monete coniate dalla Casa Sabauda.

Magnifico il volume di Luigi Vanvitelli Dichiarazione dei disegni del Reale Palazzo di Caserta alle sacre reali maestà… con splendide riproduzioni grafiche della regale dimora casertana, che testimonia l’amore della famiglia nobile ciriacese per l’architettura. Molti sono infatti i volumi dedicati all’ars aedificandi, con particolare riguardo ai trattati riguardanti le fortificazioni militari.

Sicuramente da visitare la Quadreria della Famiglia d’Oria che custodisce i ritratti dei protagonisti della storia di Cirié. Incerte risultano le attribuzioni dei dipinti: avvalendoci dello storico Augusto Cavallari Murat è possibile azzardare qualche “nome di autore presumibile, dai nordici neorubensiani, come Martino Meytens, agli epigoni dei due veneziani Longhi e Boscarati”, oppure ancora Giovanni Panealbo legato alla grande ritrattistica francese e austriaca, nonché pittore di corte presso i Savoia.
Una sala del piano terreno, ora adibita a sede del consiglio comunale, è interamente ornata da sette tele di grande formato in cui dominano temi mitologici (Ercole e Onfale) o derivati da Virgilio (Venere nella fucina di Vulcano) o da Ovidio (Diana e Atteone; Nesso e Deianira; Aci e Galatea), o ispirati alla Gerusalemme Liberata (Clorinda e Tancredi; Rinaldo e Annida).
Il borgo medioevale e le chiese.

Sull’antico insediamento romano venne fondato il borgo medioevale, strutturato nei quattro “quartieri” di Ribor, di San Giovanni, del Castrum, del Cabalariis. L’abitato era attraversato da una via centrale, sulla quale si affacciavano edifici con soluzioni architettoniche diverse ma, nel complesso, omogenee: ai lati per tutta la sua lunghezza la strada era fiancheggiata da portici con volte o solai lignei. Ancora oggi in via Vittorio Emanuele II è possibile percepire l’atmosfera della fervida vita medioevale che animava quell’ambiente urbano, ricco di botteghe e officine; nonostante le trasformazioni dei secoli successivi la via ha parzialmente conservato la struttura architettonica originaria. Si può passeggiare sotto gli ampi porticati dalle volte a vela o a botte, osservare arconi a sesto acuto, archetti pensili in cotto, resti di facciate medioevali.
Di notevole importanza artistica in Ciriè sono soprattutto le chiese, oltre alle varie cappelle che sono degne di considerazione essenzialmente per l’antichità e i reperti che custodiscono.

Nel borgo di Liramo, sito a nord di Cirié fuori delle sue mura, fu edifica Chiesa di San Martino, le cui strutture originarie risalgono al X secolo. In tutta la zona absidale, nell’interno, si notano tracce di affreschi. Nella chiesa sono conservate alcune pietre tombali di epoca romana, provenienti da aree limitrofe.
La Chiesa di San Giuseppe fu edificata a seguito della spaventosa epidemia di peste del 1630-31. La costruzione ebbe inizio nel 1632 e terminò nel 1647. La chiesa presenta l’architettura tipica della Controriforma. È caratterizzata da un’unica aula con cappelle ai lati. Le pareti presentano fini decorazioni fra le paraste e la fascia mistilinea, a sottolineare lo stucco delle volte. Gran parte degli arredi presenti all’interno della chiesa sono di pregevole fattura artistica. Degna di essere ammirata è la pala d’altare con una splendida raffigurazione della “Madonna” attribuita a Defendente Ferrari.

Anche la piccola Chiesa di San Rocco fu costruita all’indomani della pestilenza (presumibilmente subito dopo il 1630), forse per sciogliere un voto. La sua architettura è molto semplice: la facciata si presenta con una porta ad arco acuto e due finestre ai lati anch’esse ad arco acuto. Sopra la porta, al centro, è un tondo in cui è stata affrescata l’effigie di San Rocco.
Il più importante luogo di culto in Ciriè è rappresentato dal Duomo di San Giovanni Battista, probabilmente iniziato tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV, come denota lo stile architettonico della costruzione gotico-piemontese. La facciata, contraddistinta da un’elegante cuspide arricchita con decorazioni in cotto, presenta sulla sinistra la possente mole del campanile, sormontata da una guglia con quattro pinnacoli, mentre sulla destra spicca un grande mosaico raffigurante il Battista, dedicatario della chiesa.

L’interno della chiesa si presenta a tre navate, diviso da pilastri e semicolonne. L’edificio sacro conserva opere d’arte di notevole valore artistico fra cui spicca la pala della Madonna del Popolo. Il dipinto in origine era custodito nel convento dei padri agostiniani, per il quale era stato commissionato verso gli anni Venti del Cinquecento all’officina chivassese di Defendente Ferrari. Il quadro è dominato dalla fi-gura della Vergine, assisa in trono, recante il divin fanciullo e incoronata dal Cristo, con ai lati i Santi Ciriaco e Nicolò da Tolentino. Un’altra significativa opera che abbellisce il duomo è costituita dal polittico del Battista, voluto nel 1535 dalla comunità ciriacese e attribuito al pittore vercellese Giuseppe Giovenone.
La sagrestia offre un interessante esempio di scultura barocca: tutt’attorno alle pareti si possono ammirare boiseries riccamente scolpite.
Delle cappelle poste fuori le mura di Ciriè merita speciale menzione quella di Robaronzino inserita in un’antica cascina dalla tipica struttura a corte nata nel XVII secolo alla periferia della città. A differenza dalle numerose cappelle campestri della zona, quest’ultima è molto ricca di decorazioni perché nella prima metà del ‘700 fu proprietà del banchiere-magnate Antonio Faccio di Carignano. L’edificio, dall’aspetto esteriore lineare e semplice, rappresenta all’interno un vero gioiello barocco: l’altare è coronato da candelabri e putti lignei, pregevoli stucchi di maestri luganesi ornano la chiesa. L’abside è decorata da una tela che raffigura l’Immacolata Concezione. Le pareti laterali presentano quattro grandi tele eseguite dal famoso pittore settecentesco Pietro Francesco Guala, raffiguranti scene di vita mariana.

Da segnalare ancora, presso la Chiesa della Confraternita del Santo Sudario, un elegante e superbamente ornato paliotto d’altare del XVII secolo, in scagliola policroma, che secondo quanto affermato dal Cavallari Murat, riconferma la presenza anche a Ciriè di un “artigianato nobile che scavalca i confini tra Lombardia e Piemonte (…) invariante internazionale dello stile barocco sia esso romano o lombardo, francese o spagnolo”.

Nell’economia della città ha senz’altro avuto molta importanza l’agricoltura, come testimoniano le innumerevoli derivazioni d’acqua dalla Stura utilizzate, fin da tempi antichi, soprattutto per accrescere la fecondità del suolo, ma anche per dare una spinta all’industria. Si può dire che è a partire dall’immediato dopoguerra che la realtà economica del comune di Ciriè si è evoluta e sviluppata, con la creazione di nuove industrie e l’incremento di attività già esistenti. Antichissima è ad esempio l’industria di fabbricazione della carta che era in funzione già dal XIV secolo.

Completa il quadro la presenza di piccole industrie legate soprattutto ad attività artigianali.