Caluso

Caluso è un comune italiano di 7.651 abitanti del Canavese

1 – Il Castellazzo
I ruderi che giacciono sulla collina a nord dell’abitato calusiese, comunemente noti come Castellazzo, si riferiscono in effetti alla “casaforte” militare voluta da Guido di Biandrate nel lontano 1224. Ai Biandrate, come signori del feudo di Caluso nel 1316 subentrarono gli Acaja, alleati dei Savoia.

Qualche anno più tardi Filippo d’Acaja decise di ingrandire il nucleo originario per farne un importante caposaldo del partito guelfo nel Canavese. Grazie a ciò, Caluso divenne un punto cruciale della lunga e sanguinosa “Guerra del Canavese”, che vide Giacomo d’Acaja (figlio di Filippo) scontrarsi con Giovanni II il Paleologo marchese del Monferrato, esponente di spicco del partito ghibellino. La rocca calusiese capitolò al termine di un lungo assedio nel 1349.

Tuttavia va detto che intorno a questa data si sono accese le dispute degli storici, alcuni dei quali, come Pietro Azario, che ci ha lasciato la cronaca scritta nel suo “De Bello Canepiciano”, la traslano al 1362. Sta di fatto che nell’occasione il maniero andò praticamente distrutto, come testimoniano i ruderi oggi esistenti.

2 – Chiesa di San Calocero
Sul piccolo pianoro prospiciente i ruderi del Castellazzo, si possono notare quelli della Chiesa di San Calocero, che gli storici identificano nella parrocchiale citata da Papa Alessandro III in una sua bolla del 18 giugno 1177.

La chiesa sarebbe dunque preesistente alla casaforte stessa distrutta a metà del XIV secolo e le sopravvisse ancora per ben meno di due secoli: nel 1522 (epoca dell’erezione della parrocchiale attuale) risultava infatti già in disuso. Presso il piccolo edificio sacro venivano sepolti sia del borgo che di tutto il feudo calusiese, comprendente anche le borgate Squarre, Veranio e Splendengo, situate a sud-ovest del nucleo principale.

3 – Chiesa Parrocchiale (Maria Assunta)

Ai piedi della collina del Castellazzo si trova Piazza Tommaso Valperga, dominata dalla grandiosa parrocchiale cinquecentesca dedicata in origine alla Madonna delle Grazie e nel 1879 consacrata a Maria Assunta, una delle più monumentali della diocesi eporediese. Ci è ben nota la data della sua fondazione (25 aprile 1522), come pure i protagonisti della relativa solenne
cerimonia, presieduta dal curato don Bonifacio d’Orio e dai sindaci e procuratori della “Università di Caluso” Giovanni Pietro Squarra, Battista Pivio, Pietro Ferro e Giovanni Facino, come risulta dal rogito del notaio Giorgio Salveto. I lavori si
protrassero per oltre due secoli, anche per i ripetuti ampliamenti, mentre al 1660 risale la costruzione della torre campanaria, il cui ultimo piano (quello delle campane) fu realizzato nel 1776 a spese del marchese Valperga di Masino. In quasi 500 anni di vita, la parrocchiale ha visto inoltre tutta una serie di interventi interni che l’hanno resa ricca e sfarzosa. Numerosi i dipinti, statue e arredi di pregevole fattura, come pure gli affreschi, tra i quali è d’obbligo segnalare il soffitto della sacrestia, ad opera della bottega del Cignaroli.

4 – Chiesa di Santa Marta

Alla base della realizzazione della Chiesa di Santa Marta, avvenuta tra il 1726 e il 1732, sta la volontà congiunta di due Confraternite, quella del “Corpus Domini” e quella dei “Disciplinanti di Santa Marta”, che facevano riferimento rispettivamente alle corporazioni degli artigiani e dei contadini. Immediatamente successiva alla edificazione è la fusione delle due confraternite, ispirata dal vescovo eporediese Silvio De Nicola. Per circa due secoli la chiesa conobbe un discreto splendore, venendo abbellita da arredi di pregevole fattura e anche da un organo, successivamente “dirottato” alla parrocchiale di Vallo. Da notare l’assenza del campanile, non ritenuto necessario data l’estrema vicinanza a quello della chiesa di Santa Maria Assunta.

5 – Palazzo Valperga di Masino (oggi Spurgazzi)

Le denominazioni con cui è noto l’edificio che oggi è a tutti gli effetti il Palazzo Comunale di Caluso ci ricordano due famiglie protagoniste della storia locale. Come il soprastante Castellazzo, il nucleo originario dell’edificio si deve al conti Biandrate, signori di Caluso nella seconda metà del XIII secolo. Nel tempo il palazzo venne ingrandito, passando più volte di mano: a metà
Cinquecento ne erano proprietari i Morra di Candia, che alla fine del secolo lo cedettero ai Valperga di Strevi, mentre poco dopo passò agli Scaglia di Verrua.

Con il ritorno ai Valperga (questa volta di Masino), nel 1729, il Palazzo vide aumentare il suo prestigio grazie a importanti lavori di ampliamento sul lato verso il cortile interno e con l’innalzamento di un piano. All’inizio dell’Ottocento i beni calusiesi dei valperga di Masino passarono ai conti Costa della Trinità e da questi ai marchesi Alfieri di Sostegno, che nel 1869 vendettero il palazzo all’ingegner Pietro Spurgazzi, che contribuì fra l’altro alla realizzazione della ferrovia da Chivasso a Caluso. Gli eredi della famiglia Spurgazzi cedettero quindi nel 1951 la proprietà del palazzo al Comune di Caluso, che dopo averlo
utilizzato per scuole e uffici, dopo gli indispensabili restauri recentemente ne hanno fatto la prestigiosa residenza municipale.

6 – Il Parco Spurgazzi

Fu il conte Carlo Francesco Valperga di Masino (che nel 1780 era viceré di Sardegna) a decidere di dotare la residenza di famiglia di un ampio giardino, ampliando la struttura originaria risalente a un secolo e mezzo prima, realizzata dai conti Scaglia di Verrua sui terreni resisi disponibili a seguito dell’abbattimento di numerose vecchie abitazioni. Coinvolgendo l’architetto torinese Filippo Castelli, il conte Valperga dotò il parco di alcune fontane con particolari giochi d’acqua e alimentate dal Canale di Caluso grazie a un elevatore idraulico. Si deve invece alla proprietà Spurgazzi la trasformazione del giardino in un parco all’inglese, arricchito da parecchie piante di pregio, tra cui molte esotiche.

7 – Il Palazzo Valperga di Barone (Asilo Guala)

La piazza ai piedi della collina del castellazzo è completata dal palazzo fatto costruire nel 1753 da Benedetto Valperga di Barone e affrescato da decoratori di vaglia, quali i Cignaroli. Devastato nel 1799 dalle incursioni della Massa Cristiana guidata dal famigerato Brandalucioni, che prese di mira il giacobino abate Ignazio Valperga di Barone, il palazzo venne immediatamente restaurato, ospitando in seguito il Collegio-convitto (Ginnasio). Alla morte degli ultimi eredi, la famiglia Giani, il palazzo nel 1870 fu acquistato per 30mila lire dall’Asilo Infantile Giovanni Guala, intitolato alla memoria dell’arciprete suo fondatore e che ancora oggi è in attività.

8 – L’ex Palazzo Municipale

Non sarà di particolare pregio architettonico, ma l’edificio che, posto sul lato nord, domina la più importante piazza calusiese (intitolata all’avvocato Carlo Ubertini) ha alle spalle una storia importante, essendo stato per due secoli e mezzo la residenza municipale. Risale infatti al 1751 l’acquisto da parte del Comune dell’edificio messo all’asta dall’impresario torinese Alberto
Savi. In tal modo il Comune calusiese poté disporre di sale proprie dove poter sistemare gli uffici e tenere le riunioni, sino ad allora costrette a chiedere ospitalità ai privati o al parroco, che mise a lungo a disposizione una sala della canonica. Successivi ampliamenti e innalzamenti hanno risposto efficacemente alle crescenti esigenze della municipalità, solo con l’avvento del Terzo Millennio trasferitasi nello storico Palazzo Valperga. L’ex Municipio ospita oggi gli uffici della Polizia Municipale e la sede dell’Archivio Storico del Comune, oltreché le riunioni del Consiglio comunale, nell’ampia sale situata al primo piano.

9 – La Chiesa di San Giovanni Decollato (Misericordia)

L’erezione della Chiesa di San Giovanni Decollato (detta della Misericordia), l’unica che si affaccia sulla Piazza Ubertini, risale ai primi del Settecento. Ma a giusto un secolo prima risale la fondazione della Confraternita della Misericordia (detta anche “dei Signori”, perché costituita dalle famiglie più abbienti del paese), che aveva il compito di alloggiare i pellegrini e assistere i
condannati a morte. A seguito dell’aggregazione della stessa alla Confraternita di San Giovanni Decollato della Nazione Fiorentina di Roma, i confratelli optarono per la costruzione dell’edificio ultimato nel 1713: di proporzioni modeste, venne comunque definito “bello, pulito, aggraziato, sullo stile del Rinascimento…”. Nel 1734 la chiesa fu dotata di campanile e per circa un secolo si susseguirono i lavori di abbellimento interni ed esterni. Curiosa la vertenza che intorno al 1780 vide l’intervento del vescovo d’Ivrea Ottavio Pochettini, preoccupato dalla contiguità con il teatro retrostante, peraltro fondato dalla stessa Confraternita: si ovviò con l’inserimento di un’abitazione civile, demolita in tempi recenti insieme all’edificio che sino a pochi decenni fa ospitò il Cinema Sociale, ideale continuazione dell’attività teatrale d’un tempo.

10 – Via Colonnello Giovanni Bettoja (già Trinità)

Quella che da sempre, nei tempi moderni, è la principale via cittadina e oggi è intitolata a un illustre esponente della famiglia Bettoja, ancora agli inizi del Novecento era detta “Via Trinità” in omaggio ai conti Costa della Trinità, signori del luogo nella prima metà dell’Ottocento. Il colonnello Giovanni Bettoja si meritò l’intitolazione (caso raro, quando era ancora in vita) grazie alla generosità dimostrata in ripetute occasioni verso la comunità e alla donazione delle tipiche “lòse” in pietra che fece posare lungo tutta la via che oggi porta il suo nome, per venire incontro alle esigenze dei carri, difficili da trainare in pendenza, specialmente quando le intemperie compromettevano il fondo stradale. Nella via si possono ammirare alcuni edifici di pregio, fra i quali il Palazzo Martini, che dopo aver ospitato la gloriosa Cassa Rurale e Artigiana oggi è sede della Banca Sella, e la stessa Casa Bettoja.

11 – Il Convento dei Frati Francescani Minori

La parte meridionale della via Bettoja si affaccia su un’ampia piazza rettangolare, intitolata a Giuseppe Mazzini ma alla gran parte dei calusiesi nota pressoché unicamente come la “Piazza del Convento”. E in effetti il complesso posto all’angolo nord-ovest della piazza stessa è di quelli importanti nel contesto storico locale, ma anche di notevole pregio architettonico. La sua costruzione è datata 1640, essendone artefice padre Alessandro di Orio, che nell’occasione attinse dai cospicui fondi di cui disponeva l’ordine dei Minori. Destino volle che l’ideatore morì poco dopo, per cui l’opera fu ultimata dal suo successore, padre Carlo Carri di Casale. Di particolare pregio sono il porticato esterno (con affreschi importanti eseguiti dagli stessi frati e restaurati a più riprese) e il chiostro interno. Diventato di proprietà comunale, dopo una breve parentesi privata ai primi dell’Ottocento, a seguito della soppressione del Convento da parte del Governo Napoleonico, lo storico edificio è stato utilizzato dalla Scuola Agraria, che ne conserva l’uso di alcune parti, mentre altri locali ospitano la Biblioteca Civica Mottini, sedi di associazioni e sale di pubblica utilità.

12 – La Chiesa della Santissima Trinità

La chiesa originaria risalirebbe ai primi del Cinquecento, ma se ne ha menzione solo allorché il parroco don Antonio Morra la cedette appena dopo il 1600 ai Francescani Minori, intenzionati a fondare in Caluso un loro convento. A parte il citato porticato che prospetta la via San Francesco e il pregevole campanile barocco (del 1764) la chiesa non si segnala per particolari peculiarità. Al suo interno sopravvive il bell’altare con balaustra marmorea risalente all’epoca dei frati, mentre sono da segnalare uno splendido gruppo ligneo e un dipinto dell’artista locale Giuseppe Falchetti.

13 – L’antica trattoria del Peso

Sullo stesso lato del Convento, la Piazza Mazzini ospita un edificio che di per sé non ha particolari pregi storici, anche se la sua costruzione risale alla seconda metà dell’Ottocento, per l’esattezza al 1876. La sua particolarità sta nel fatto che lo stile riprende quello delle stazioni e dei caselli situati lungo la linea ferroviaria Chivasso-Ivrea, la cui inaugurazione avvenne nel 1858. Un modello di edilizia popolare tipico della Gran Bretagna dell’epoca e portato in Italia dai progettisti della ferrovia (la ditta inglese Brassey & Henfrey”), modello “adottato” da alcuni proprietari calusiesi, fra cui appunto anche quello dell’antica locanda del Peso.

14 – Attività Economiche – Enogastronomia

Sono tutt’ora presenti sul territorio alcune aziende di dimensioni rilevanti operanti nel settore delle costruzioni (edilizia privata), opere civili (strade e ferrovie); è anche presente sul territorio comunale un grande stabilimento industriale, sede in passato di una multinazionale. Rilevante è la presenza, sul territorio, di aziende agricole che operano in ambiti diversi: coltivazioni estensive (mais, grano, etc.) e il coltura del tradizionale vitigno Erbaluce, da cui ha origine l’omonimo vino (spumante, passito e vino bianco) e deliziosi cioccolatini al passito ed alla grappa: sono presenti anche alcune aziende di agricoltura biologica e biodinamica (anche per quanto concerne la viticoltura). Da segnalare infine la presenza sul territorio di un ristorante stellato che ha sede su corso Torino, porta di ingresso al comune di Caluso provenendo da Sud.